Roma fuori dall’Europa

Eduardo Lubrano

L’Europa sportiva, una dolce chimera per la città di Roma nella prossima stagione sarà un sogno riservato a sole quattro squadre. A parte la Roma e la Lazio di calcio chiamate a disputare l’Europa League, una coppa importante ma ancora di secondo piano, e la Libertas San Saba femminile e la De Sisti maschile campioni di Italia nell’hockey su prato e dunque protagoniste della relative Champions League, nessuna delle altre formazioni romane degli sport di alto livello parteciperà ad alcuna competizione europea.

La Virtus Roma ha pallacanestro ha clamorosamente fallito la qualificazione ai play-off ed ha perso la licenza per prendere parte all’Eurolega e non giocherà neanche l’Europa Cup, torneo tra l’altro di basso profilo e solo molto costoso in termini di trasferte. L’M Roma Volley non ha centrato l’obbiettivo minimo della Coppa Italia ed ha chiuso il campionato al decimo posto lontanissima da qualunque possibilità europea anche di secondo piano. La Rugby Roma ha chiuso al settimo posto dopo che per qualche domenica ha cullato il sogno di giocare almeno l’Amlin Cup, mentre la Lazio Rugby era partita col solo obbiettivo di salvarsi e ci è riuscita, senza nutrire altre ambizioni. Infine la pallanuoto. Anche qui non c’erano né chance né speranze di qualificarsi per l’Europa della prossima stagione ma la Lazio è addirittura retrocessa in serie A2.

I due tonfi più rumorosi sono quelli della Virtus Pallacanestro e della Rugby Roma che erano partite con dichiarate, e forse legittime, ambizioni di andare in giro per il Vecchio Continente nella prossima stagione. Non c’è un minimo comun denominatore che possa spiegare le ragioni di questo fallimento cittadino in chiave europea. Formazioni non all’altezza della situazione; disorganizzazione delle società; difficoltà economiche che hanno portato allo scollamento tra società e giocatori. E poi le carenze croniche dell’impiantistica sportiva romana che hanno origini antiche e la freddezza di alcuni sponsor nell’aiutare le società di vertice in un momento di così grave difficoltà del Paese.

Il fatto grave è che tutto questo avviene a due anni dalla decisione del CIO su quale sarà la città destinata ad ospitare le Olimpiadi del 2020, candidatura che Roma ha presentato da tempo. La preoccupazione è che questa prossima annata di basso livello per le squadre romane non spinga nessuna delle parti in causa, società ed amministrazione locale a raddoppiare gli sforzi per far sì che la città torni ad avere la cittadinanza sportiva europea che le competerebbe ed alla quale aspira sempre, almeno nelle intenzioni e nelle dichiarazioni di tutti gli attori interessati a vario titolo e livello.

Perché se questa è ad oggi la situazione è complicato prevedere che nella stagione 2012-2013 si possa tornare a competere con gli altri paesi d’Europa, sarebbe necessario vincere scudetti in fila o almeno terminare i relativi campionati molto in alto nelle rispettive classifiche. Fino a comunicazioni contrarie tra l’altro, Virtus Roma Basket, Rugby Roma ed M Roma, sono senza main sponsor  (la pallavolo si chiama da sempre col nome della società della famiglia Mezzaroma proprietaria del club). Insomma servono sponsor, impianti moderni, organizzazione e programmazione perché non può essere sempre il Comune a risolvere i problemi: le risorse di Roma Capitale in questo ambito dello sport sono destinate principalmente a sostenere la candidatura olimpica e non sono infinite. In più c’è da sostenere ed anzi aumentare il prestigio e la grandezza dei grandi eventi internazionali: la Maratona di Roma, il Golden Gala, il concorso ippico di Piazza di Siena, gli Internazionali di tennis che almeno portano il nome della città in giro per il mondo in modo straordinario.

Per tutto il resto è il momento di capire se la città, gli imprenditori romani, l’economia della Capitale è interessata allo sport di vertice dei club.

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