Virtus Roma: paura di tutto

Lo confesso, ho avuto bisogno di qualche giorno per mettermi davanti alla tastiera del computer e scrivere qualcosa che, spero, sia sensato, dopo l’impronunciabile sconfitta patita a Siena dalla Virtus Roma: 33 punti rappresentano la seconda peggior sconfitta in termini numerici in campionato, dopo il meno 35 subito a Pesaro nel 2000.

Ma al di là della quantià numerica del distacco, quello che mi ha lasciato annichilito è stato quello che i colleghi di Sky chiamano il “linguaggio del corpo” che mai come nella partita di sabato scorso ha dato la dimensione dell’atteggiamento mentale dei ragazzi della Virtus. Scaricati al massimo dalle dichiarazioni del loro allenatore prima della gara “A Siena sogniamo di fare una grande partita” sono entrati in campo convinti di essere una vittima predestinata al sacrificio e quindi solo un miracolo divino avrebbe potuto far realizzare quel sogno.

E’ vero che ci siamo abituati anche all’espressione “gli dei del basket” ma chissà se questi esistono, e se anche esistessero, io ritengo che preferiscano aiutare a compiere imprese e gesta eroiche a quegli uomini che dimostrino di avere particolari doti di coraggio, di determinazione, di convinzione in quello che fanno. Da questo di punto di vista quindi, quand’anche esistessero, mi pare che non troverebbero terreno fertile negli uomini di Lino Lardo. Braccia abbassate e gambe alte: il peggio che un giocatore di pallacanestro possa fare; 24 palle perse contro una squadra che non aspetta che quello per tritare l’avversario, ed almeno la metà di questi palloni gettati al vento, non sono stati provocati (come si dice nel tennis) ma sono proprio stati buttati via dalla Virtus per pochezza tecnica e pochezza di idee di pallacanestro.

Infine i 54 punti segnati, sia pure contro la super difesa della Montepaschi Siena che diciamolo altrimenti si passa per ridicoli, è la squadra più forte d’Italia ed una delle più forti d’Europa, sono talmente pochi da far pensare che subito dopo la palla a due iniziale, i giocatori di Roma non vedessero l’ora che la partita finisee.

I problemi sono tanti: i playmaker, perché Maestranzi potrebbe anche andar bene ma come cambio e Gordic neanche come riserva; Dedovic e Dasic stanno dimostrando quest’anno perchè Real Madrid e Barcellona li hanno scaricati due anni fa pur considerandoli dei talenti (non servono a niente); i lunghi perché tra Crosariol,e Slokar non si fa un pivot in due e lo sloveno se fosse impiegato come ala forte sarebbe molto più utile ed efficace. Infine la questione Tucker: il giocatore è di indubbio valore ma ha bisogno di essere aiutato dalla squadra, di essere innescato e non lasciato sempre solo ad inventare soluzioni di tiro in uno contro uno nelle quali è bravissimo ma che non può fare per tutte le partite.

In questo marasma si salvano solo Datome per la sua classe immensa e Tonolli per la sua abnegazione e la sua intelligenza cestistica specie in difesa dove da solo è capace di alzare il livello difensivo della squadra. Ma anche loro due si perdono nel deserto e Gigi non ha ancora il carisma necessario per prendersi la squadra sulle spalle.

La stagione è lunga e gli obiettivi stagionali sono ancora possibili da raggiungere a patto che adesso si intervenga in maniera forte, fortissima. Intanto magari smettendola di preoccuparsi troppo degli avversari che si vanno ad affrontare e concentrandosi solo sulla squadra e sulla soluzione dei problemi di gioco. E poi quando sarà possibile, intervenendo sul mercato cercando un centro che faccia solo quello di mestiere ed un palymaker capace di dare un senso al gioco della squadra.

Eduardo Lubrano

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