Cosa c’è dietro questa Acea così brillante?

Quattro vittorie su sei trasferte dopo quella di Avellino (79-94). Sette vittorie su undici partite. Quattro sconfitte arrivate con le tre squadre che fanno l’Eurolega ed una potenzialmente più forte. Insomma un cammino regolare: l’Acea Roma ha perso contro chi poteva perdere ed ha vinto contro chi doveva vincere. Ma chi stabilisce quel poteva e quel doveva?

In fondo la squadra è del tutto nuova se si eccettuano Datome e Tonolli che però non gioca mai. Nove giocatori arrivati in estate non autorizzavano nessuno a fare previsioni di alcun genere se non banali idee di salvezza e tranquillità. Ed invece dopo 11 giornate la squadra è quinta, con ottime chance di tornare nelle Final Eight di Coppa Italia dalle quali manca da tre anni.

Perchè? Perché il presidente Toti in soli due mesi ha fatto quello che la stampa ed una parte dell’ambiente gli chiedevano di fare da anni: piazza pulita. Ha preso un allenatore capace anche se esordiente sostanzialmente in serie A, almeno da inizio stagione. Ha preso da fuori un General Manager giovane ma competente di pallacanestro (era un giocatore) ed in ascesa nelle opinioni di tutti. Ha preso un Team Manger e responsabile della comunicazione giovane, competente, appassionato e bravissimo. Ha dato le chiavi ed il budget ella squadra in mano a queste persone e le ha lasciate tranquille. ha chiesto a tutti di lasciarli tranquilli e di aspettare.

I risultati si vedono: in soli tre mesi questo staff ha messo in piedi una squadra che ha un DNA molto preciso: gli piace il lavoro in palestra. Gli piace giocare bene a pallacanestro e per farlo non disdegna di sporcarsi mani e gomiti quando serve specie in difesa. Sa correre e scegliere in poco tempo qual è la soluzione più giusta per un buon tiro. Sa sacrificarsi in nome della ragion di stato cioè la Squadra. E’ composta da un gruppo di ragazzi intelligenti.

In più mi piace ricordare un particolare che a molti sembrerà scontato ma non lo è affatto. Marco Calvani parla l’inglese perfettamente e lo fa da anni, quando da assistente di Attilio Caja traduceva per il suo coach mono lingua, ogni respiro e fiato degli americani a disposizione.E viceversa dal coach ai giocatori. Questo vuol dire che lui è on contatto diretto con i vari Taylor, Goss, Lawal, Dagunduro, Jones, Czyz, Lorant. Vuyol dire che nè lui nè loro hanno bisogno di perdere del tempo a pensare come dire una cosa durante un allenamento o una partita perché la comunicazione è immediata. E questo fa la differenza.

E poi i giocatori sono stati scelti. Il GM Alberani ama dire spesso “Non avevamo un gran budget ma siamo stati bravi e fortunati a prendere questi che erano tutte le nostre prime scelte con i soldi che avevamo”. Bene, bravi, bis.

Ecco allora quale era l’altezza di quell’ l’asticella di quel “poteva” e doveva”: quanto tempo ci avrebbero messo questi giocatori con la stessa maglietta a diventare un gruppo che condivide lo stesso obbiettivo.

Per ora i risultati danno ragione a Calvani, Alberani, Carotti. Ed al presidente Toti finalmente. Il futuro è la prossima palla a due.

Featured Links

Search Archive

Search by Date
Search by Category
Search with Google

Photo Gallery

Log in | Designed by Volleymania