Sci> Sciando sulle cime della memoria

Museo Forte Sass de Stria

LE DOLOMITI, TEATRO DELLE GESTA DELLA GRANDE GUERRA

Ai lati di piste incantevoli, trincee, gallerie e resti di un passato da ricordare
Marmolada, Cinque Torri, Tofane, Lagazuoi, Padon. Cime dolomitiche di rara bellezza dove oggi si snodano tracciati in grado di richiamare ogni anno migliaia di sciatori da ogni parte del mondo. Novantanove anni fa però quelle stesse montagna rimbombavano dei colpi di artiglieria dei nostri alpini e dei kaiserjager austriaci. Montagne che ancora oggi custodiscono ricordi e memorie di eroismi e sofferenze oltre a trincee, postazioni e gallerie ancor ben visibili e che si possono visitare tra una discesa e l’altra. Il Museo più grande si trova nel cuore delle Dolomiti a pochi chilometri da Cortina e facilmente raggiungibile con gli impianti di collegamento dalla Val Badia e dall’Agordino. Nel raggio di soli cinque chilometri si possono visitare il Forte Tre Sassi, i Musei all’aperto del Lagazuoi e delle Cinque Torri (www.dolomiti.org/ita/Cortina/laga5torri/musei/5torri.html) visitabili in inverno percorrendo il Giro della Grande Guerra. Proprio sotto le Cinque Torri le postazioni difensive italiane sono state da qualche anno restaurate grazie ai fondi della Comunità Europea e sono ben visibili con la seggiovia che da Bai de Dones sale fino al Rifugio Scoiattoli. Si possono visitare trincee, baracche, camminamenti, magazzini, caverne, addirittura il comando dell’artiglieria italiana, ripristinati e documentati con fotografie d’epoca. “Nel restauro non c’è alcuna nostalgia per il passato ma solo la volontà di non dimenticare – spiega Marco Zardini presidente della società Impianti Averau – nella convinzione che il compito della memoria storica, possa diventare monito e coscienza per tutti”. Visitata l’area si scende lungo la splendida pista “Potor”, una rossa di 2800 m. (dislivello: 524 m) che si snoda su terreno aperto all’inizio e fra i pini giù verso il basso. Dalla statale uno ski-bus in cinque minuti consente di raggiungere il Falzarego (2105 m). Dal Passo la veloce funivia conduce ai 2800 metri del Lagazuoi. All’uscita della stazione di arrivo sul pianoro che si estende subito sotto il rifugio (2752) sono ben visibili sulla destra gli ingressi alle gallerie restaurate e rese percorribili. Chilometri di gallerie solcano la montagna il cui aspetto è stato cambiato da cinque mine fatte esplodere dai due eserciti che si contendevano il controllo strategico del passo. Oltre alle gallerie si possono visitare trincee, postazioni italiane ed austriache, arricchiti con allestimenti musicali e commenti sonori che ricostruiscono le operazioni contro il Sass de Stria, la Cengia Martini, il Castelletto, la Tofana. Un panorama mozzafiato infine fa da preludio ad una delle discese più affascinanti delle Dolomiti: l’Armentarola, 8500 metri di tracciato in un paesaggio incontaminato fino a Capanna Alpina dove il suggestivo traino con cavalli conduce fino a San Cassiano. Appagante è anche la pista che (2550 m) dal Lagazuoi scende fino alla partenza della funivia. Altro fronte nevralgico è stato quello della Marmolada, il cui Museo storico è situato a quota 2950 m ai bordi del ghiacciaio e proprio al centro della “zona monumentale”. E’ raggiungibile con la spettacolare funivia (lunga 4365 m. ed una portata di 960 persone l’ora) che da Malga Ciapela porta, in dodici minuti (!), in vetta alle Regina delle Dolomiti. Si scende alla seconda stazione (Serauta) che conduce direttamente al Museo. All’interno sono esposti cimeli italiani ed austriaci, rinvenuti in zona, riproduzioni di foto e documenti d’epoca. Dai finestroni sono ben visibili le vicine postazioni costruite da italiani ed austriaci che qui combatterono una estenuante guerra di posizione (1915-18). Risaliti con l’ultimo troncone della funivia fino al rifugio (3270 m) (da visitare la grotta della Madonna Regina delle Dolomiti consacrata da Giovanni Paolo II e divenuta meta di pellegrinaggio) si snoda una delle piste più lunghe e più belle di tutte le Alpi: la Bellunese, quasi 12 km di tracciato (1800 m di dislivello) che riporta fino alla base della funivia. La prima parte interamente sulle nevi del ghiacciaio è la più impegnativa mentre l’ultimo tratto consente ampie evoluzioni in assoluta tranquillità lungo un piacevole pendio. Durante la discesa è d’obbligo una variante sulle splendide piste del Padon, altra zona martoriata dalla guerra e ancor oggi ricca di reperti storici (www. dolomitistars.dolomiti.org).

Carlo Monteverde

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