Il Tar assegna la piscina alla Lazio

OGGI LA PISCINA RIAPRE.

Le motivazioni del Tar confermano il successo della Lazio Nuoto che si aggiudica il bando. Dopo mesi durante i quali la società biancoceleste ha cercato di far comprendere a Roma Capitale le criticità e le assurdità delle scelte intraprese, l’unica via possibile è stata quella di rivolgersi alla giustizia amministrativa per far valere le proprie ragioni nei confronti dell’amministrazione Raggi.
I giudici amministrativi hanno stabilito che a vincere il bando è stata dunque la Lazio Nuoto, che potrà quindi continuare a gestire l’impianto. Inoltre nelle motivazioni della sentenza emergono chiaramente i dubbi e le “perplessità” sulla procedura, sulla sua “trasparenza” e “sull’intera azione amministrativa” che ha portato all’iniziale successo di un soggetto diverso dalla Lazio Nuoto.
Domani la Garbatella riprenderà la sua regolare attività.
Di seguito le parole del Presidente della Lazio Nuoto Massimo Moroli:

Se c’era qualche dubbio dopo il dispositivo preliminare il Tar, con la pubblicazione delle motivazioni conclusive della sentenza, ha chiarito tutti gli aspetti del contenzioso ribadendo il pieno accoglimento del nostro ricorso contro la concessione dell’impianto natatorio di Via Giustiniano Imperatore alla SSD Maximo.
Tiro un bel sospiro di sollievo, l’incubo è finito e la prima riflessione che mi viene a mente è che una delle più grandi società storiche dello sport italiano è scampata ad un attacco alla sua sopravvivenza senza precedenti.
Penso ai 2 anni di angoscia che insieme a noi ha pervaso tutti coloro che ruotano intorno al nostro sodalizio, che ci lavorano, che vi praticano sport, che lo seguono, che lo amano e che ogni giorno danno il loro contributo per tramandarne valori e speranze.
Penso ai danni che abbiamo subito e al muro di gomma che pareva frapporci a ogni speranza di successo.
Provo un sentimento di affetto e riconoscenza verso i tanti amici, collaboratori, professionisti che hanno costituito, con l’avvocato Daniele Sterrantino, deus ex machina del successo al Tar, la bomba intelligente della S.S. Lazio Nuoto.
In questi momenti è facile sparare a zero su chi non è riuscito a sconfiggerci, ma non possiamo ignorare che comunque la storia dei nostri 120 anni di servizio ci ha visto sempre al fianco delle istituzioni e che la nostra missione è di continuare a farlo.
Eppure, qualcosa bisogna dirselo, non per fare polemica ma per andare avanti, evitare che l’esperienza di questa parentesi dolorosa venga sprecata e che tutto rimanga come prima.
Nella palude.
Senza aver imparato nulla da questa storia che ha messo a nudo visioni e contraddizioni del mondo, sempre più emergente e socialmente importante dello sport, che chiede qualità, competenza e politiche coerenti con il sogno di vita che rappresenta.
E che quindi va analizzato con onestà, senza puntare il dito verso nessuno ma con lo spirito di chi cerca solamente la verità, guardando al futuro.
Dai segnali dopo la sentenza traggo cinque pillole di saggezza, come spunti di approfondimento per chi vorrà implementarle, forze sportive e politiche della Città.
Prima pillola. È indubbio che il meccanismo di un bando che sfratta disinvoltamente la Lazio Nuoto a favore di una società fantasma parla da solo e impone una seria riflessione su meritocrazia e legalità con cui sono gestiti questi appalti.
Seconda pillola. Davanti alle acrobazie dell’assessore allo sport Frongia e del presidente della commissione sport Diario per sbandierare una vittoria che per fortuna non c’è stata, suggerisco di volare più in alto.
Hanno le chiavi dello sport di una città straordinaria come Roma e la loro mission è di pensare in grande, per offrire a tutti il sogno di una qualità della vita a trazione sport, in tutte le sue potenzialità.
Come può conciliarsi una prospettiva così entusiasmante con l’accanimento mostrato contro una top player come la Lazio Nuoto?
Pensare allo sport del futuro senza partire dall’eccellenza dello sport del presente purtroppo è solo velleitarismo allo stato puro.
Terza pillola, l’assessore Frongia celebra il vantaggio erariale dell’averci portato a triplicare il canone.
In verità il canone che abbiamo dovuto offrire, iva compresa, per non perdere l’appalto è cinque volte superiore al precedente ma non credo che questo possa rappresentare motivo di vanto per l’Amministrazione.
Sono infatti tutti soldi sottratti alle attività agonistica e paralimpica, al personale e alla manutenzione degli impianti, perchè da noi nessuno si mette un euro in tasca e credo che l’interesse pubblico sia di poter contare su tante più società che la pensano come noi.
Il lucro va lasciato al privato.
L’Amministrazione fissi il canone che ritiene più equo e commisurato alla sua politica sociale e parametri le modalità di aggiudicazione dell’appalto solo su criteri oggettivi, qualitativi e meritocratici.
Le regole di gara devono garantire un confronto concorrenziale effettivo sui profili tecnici, evitando il bluff dei parametri raggiungibili da chiunque, delle commissioni giudicanti nominate senza garanzie di competenza e neutralità e della loro assoluta discrezionalità, troppo esposta al dubbio di far vincere chi vogliono loro.
La scusa che scarica sul codice degli appalti la scelta diversa operata del Comune di assegnare all’offerta economica la decisione sull’esito della gara è una balla colossale.
Una riflessione merita anche la gara dei canoni offerti nell’appalto che ci ha riguardato.
Noi abbiamo quintuplicato il canone attuale, SSD Maximo lo ha nonuplicato ma anche Sportfly, da un piccolo centro come Sora, ha sparato sei volte e mezzo di più.
Cifre stratosferiche che hanno balenato nei piani alti di Palazzo Senatorio scenari da grandi affari, senza che si rendessero conto che erano solamente quotazioni legate al valore dell’avviamento commerciale generato dalla nostra gestione, molto elevato e lasciato a costo zero al successore.
Controprova i bandi andati deserti laddove si è pensato di partire da basi d’asta azzardate, allineate al boom delle offerte economiche del nostro bando.
Quarta pillola. Sempre l’assessore Frongia legittima l’immissione lampo a bando della “nostra” piscina, rispetto a tutti gli altri impianti sportivi scaduti e morosi anche da più di dieci anni, perché siamo stati i più bravi a tenerla in perfetto stato.
L’insegnamento è poco edificante.
La morale è che se tieni l’impianto nel degrado, in cui purtroppo versano tanti altri impianti comunali, sarai premiato, esentato dal tritacarne della gara d’appalto e dall’aumento dei canoni.
Quinta e ultima pillola. C’è tanta confusione nell’amministrazione dello sport su Roma.
Si promettono mari e monti alle società stressate dalla pandemia e ancora nulla di importante all’orizzonte.
L’atteggiamento dell’Amministrazione nei confronti dei concessionari pare rivolto a dei sudditi più che a dei coprotagonisti di un progetto, direi anche di un sogno, comune.
Siamo giunti al Tar che tira le orecchie alla stazione appaltante perché ha depositato nella propria relazione istruttoria la visura camerale di una società sbagliata, che non ha nulla a che fare con il procedimento di gara.
Si sente il bisogno di un’opera seria di ricollegamento tra Assessorato, Dipartimento e mondo dello sport.
La S.S. Lazio Nuoto, c’è ancora, come sempre, dopo la brutta avventura del bando e lo tsunami del covid 19, con tante ossa rotte ma carica di entusiasmo per la nuova stagione e con qualche esperienza in più da condividere con chi vorrà trarne profitto per il bene della Città.
Un caro saluto a tutti
Massimo Moroli
Presidente S.S. Lazio Nuoto

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