Il 26enne milanese ha firmato con la franchigia di Los Angeles, due anni dopo la fine della sua esperienza con i Cincinnati Reds: “Il mio futuro sarà con loro”
Nuova avventura nelle minors americane per Nicolò Pinazzi. Il 26enne lanciatore milanese ha siglato un accordo con la franchigia dei Los Angeles Angels, due anni dopo la fine della sua esperienza con l’organizzazione dei Cincinnati Reds, per cui aveva firmato nel 2020. Nelle ultime due stagioni Pinazzi aveva giocato negli USA nelle Independent Leagues, slegate dal mondo MLB, tra Idaho Falls, Kansas City e Gary. Nato a Milano nel 1999, Pinazzi è cresciuto nel Milano Baseball 1946, società in cui ha militato fino al 2020, anno della firma con i Reds, per cui ha giocato per due anni in Rookie League e Singolo A. “Andrò allo spring training con gli Angels, il mio futuro sarà con loro – dice – Sono molto carico per questa nuova avventura. E’ una franchigia che non conosco, quindi non ho idea di dove mi manderanno poi a giocare. Spero di poter andare negli Stati Uniti anche prima di marzo, per qualche camp”.
Quanto ti sono servite a crescere le due stagioni in Independent?
“In due anni ho cambiato quattro squadre, tre il primo anno. É un’esperienza che mi è servita molto perchè in queste squadre sei molto più da solo, non sei seguito quanto nelle minors: là sei molto guidato, a volte fin troppo, qui devi trovarti da solo la tua routine, imparare a conoscerti meglio. Nel 2024 avevo fatto un po’ di fatica all’inizio, ho avuto molti alti e bassi, poi ho finito la stagione piuttosto bene a Idaho Falls. Quest’anno sono tornato lì e abbiamo fatto un grande campionato: abbiamo perso a Oakland Gara 5 di finale per il titolo. Indipendentemente dalle mie statistiche, penso di aver lanciato bene: ho tirato molto più forte, molti più strike, credo di essere diventato un lanciatore migliore, anche perchè mi sono trovato molto bene nel gruppo”.
Quali sono le differenze principali tra Minor Leagues e Independent?
“Le risorse in Independent sono molto inferiori rispetto al mondo delle minors, ma si gioca comunque tantissimo. Ci sono meno comodità, e dopo 100 partite doversi occupare di aspetti che nelle minors erano a cura sempre a cura del club un po’ pesa. Gli spostamenti sono simili ma il cibo, ad esempio, a volte in Independent dopo le partite te lo devi procurare da solo. Anche per questo motivo è un’esperienza molto formativa”
Tu nasci come partente, ma negli ultimi anni sei stato utilizzato quasi sempre come rilievo. E’ questo il tuo futuro?
“Quando sei giovane tendono a utilizzarti sempre da partente, non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, perchè così c’è la possibilità di rimanere per più tempo sul monte. Io mi sono sempre sentito più un rilievo: farlo in Indipendent è diverso rispetto alle minors, perchè può capitare che ti facciano lanciare anche per tre sere consecutive”
Tornando agli anni con la franchigia dei Reds, hai dei rimpianti? Cosa punti a fare meglio ora che hai una seconda opportunità?
“Non avevo aspettative particolari: prima della firma per me il baseball era sempre stato quasi un hobby, un passatempo, poi sono stato catapultato in una realtà super-competitiva. Con gli anni ho imparato tanto, lo staff era molto attento a insegnarmi i vari aspetti del gioco. Avevo iniziato bene, poi mi sono un po’ perso per strada. Oggi sono un lanciatore nettamente migliore di quello che ero quando sono arrivato là e i Reds sono stati una parte del percorso. Potevo fare meglio, forse, e adesso mi rendo conto che a volte probabilmente ho sprecato del tempo per inseguire degli aspetti, a livello meccanico o fisico, che aveva poco senso inseguire; ma non rimpiango nulla perchè mi sono sempre impegnato al massimo e ho fatto quello che mi consigliavano di fare. Il grosso passo in avanti penso però di averlo fatto negli ultimi due anni allenandomi privatamente con terze parti, sia in palestra che sul campo. Fino a quest’anno mi era capitato di tirare al massimo qualche lancio a 94 miglia, quest’anno ho superato 94 come media e sono arrivato a 97. Anche nel controllo, che è sempre stato il mio punto debole, sono migliorato: quest’anno ho lanciato la metà delle basi-ball dell’anno scorso”.
Quanto conta per te la maglia azzurra? Tornare a partecipare a una competizione con la Nazionale è un tuo obiettivo?
“A me fa sempre piacere vestire l’azzurro. Quando nel 2023 ho partecipato a Classic ed Europeo, ho conosciuto molti ragazzi che di persona non avevo mai incontrato, visto che in Italia ho sempre giocato a Milano, spesso nelle serie inferiori. Mi sono trovato molto bene e spero di tornare in Nazionale: purtroppo l’anno scorso durante gli Europei ero impegnato con i playoff del mio campionato, ma in futuro mi auguro ci saranno occasioni”.
Matteo Gandini
