La spedizione laziale alle Paralimpiadi di Londra

La storia dei Giochi paralimpici comincia quando si stanno spegnendo i rumori della seconda guerra mondiale. Un neurochirurgo tedesco rifugiato a Londra, Sir Ludwing Guttmann, ha un’idea: aiutare i reduci di guerra con lo sport.

Così, mentre a Londra si svolge l’edizione dei Giochi per normodotati, anche se allora la parola non era ancora utilizzata, lui mette in piedi i giochi di “Stoke Mandeville” dal nome dello stadio dove 14 uomini e due donne si cimentarono in gare di tiro con l’arco. Quattro anni più tardi alla successiva edizione parteciparono anche veterani olandesi ed a quel punto si capì che si poteva fare di più.

Il successo fu tale che, con il passare degli anni, i Giochi paralimpici divennero internazionali: in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960 partecipano circa 400 atleti portatori di handicap fisici e mentali, provenienti da ventitré nazioni. A Londra tra poco meno di due giorni saranno 4200 gli atleti in rappresentanza di 166 paesi, con due milioni e mezzo di biglietti già venduti e solo 200 mila ancora a disposizione-

La squadra italiana che prenderà parte alle Paralimpiadi di Londra (29 agosto-9 settembre) sarà composta da circa 90 atleti di 9 sono di provenienza romana e laziale, impegnati nell’atletica leggera, la scherma, l’handbike, l’equitazione, il basket in carrozzina. Le gare si potranno seguire in televisione ma anche sul canale internet appositamente creato dal Comitato Italiano Paralimpico ed Abilitychannel.tv: www.londra2012.abilitychannel.tv

I laziali sono 4 donne e cinque uomini. Ognuno naturalmente ha la sua storia personale che lo ha portato a fare sport nonostante la disabilità che lo ha colpito.

Come Oxana Corso che è nata a San Pietroburgo in Russia ma che a tre anni insieme alla sorella Olga è stata adottata dai coniugi romani Corso che l’hanno portata nella capitale e l’hanno assistita nella sua lesione cerebrale. Oggi Oxana, che è nata nel1995, è una delle speranze più concrete della velocità azzurra, 100 e 200 metri. E’ scoppiata in lacrime quando ha saputo di essere stata convocata per Londra, cambia spesso il colore dei capelli ed ha una passione per la carbonara.

Dall’altra parte c’è la super esperta, Paola Protopapa (lesione ad un arto superiore) che con la partecipazione a Londra diventerà il primo atleta a partecipare a tre edizioni dei Giochi Paralimpici in tre sport diversi. A Pechino 2008 vinse l’oro nel canottaggio, all’Olimpiade invernale di Vancouver nel 2010 partecipò allo sci di fondo, adesso sarà impegnata nella vela.  Un esempio per chiunque, atleta normodotato o meno che sia.

 

Uno che di Paralimpiadi se ne intende è Alberto Pellegrini,da Civitavecchia classe 1970 che ha vinto 7 medaglie olimpiche nella scherma, prima di dedicarsi del tutto al basket in carrozzina, sport nel quale ha vinto tutto con il club romano del Santa Lucia. “Quel treno l’ho preso così bene che alla fine ci sono finito sotto” dice riferendosi all’incidente che a 21 anni gli portò via una gamba: tornava da una licenza militare e lo zaino gli restò impigliato tra le porte di uno scompartimento. Per non perderlo cercò di correre insieme al treno ma ci finì appunto sotto. “Lo sport mi ha cambiato, perché dopo l’incidente ero diventato cattivo”.

Nell’atletica leggera c’è Elisabetta Stefanini, una delle più forti velociste ipovedenti del mondo, classe 1983, insieme ad Alessandro Di Lello, classe 1977, che ha una lesione del terzo plesso brachiale destro, che si è accostato al mondo dello sport paralimpico solo da marzo di quest’anno ma che è già un maratoneta di alto livello.

Molte speranze sono risposte anche su Marco Cima, di Vetralla (VT) classe 1976, che dal 2005 vince il titolo italiano di spada in carrozzina, nel 2009 e nel 2011 ha vinto anche quello di fioretto e su Alessio Sarri, romano del 1973, su una paraplegico dal 1998 per via di un incidente di moto.Prima del quale giocava a pallacanestro, sport che ha cercato di praticare anche con la carrozzina ma che non gli dava le stesse emozioni di prima, così ha scelto la scherma.  Alla sua terza Paralimpiade punta decisamente ad una medaglia dopo aver fatto incetta agli europei ed ai mondiali.

Dalla provincia di Viterbo c’è anche Mauro Cratassa, 48 anni, anche lui paraplegico da quando ne aveva 24 per una caduta da una scala di 9 metri sulla quale stava lavorando come elettricista presso un impianto agricolo. Oggi è uno dei più forti nella categoria handbyke Classe H3, ha vinto una Maratona di Roma ed un bronzo ai Mondiali del 2011.

Infine a Londra andrà, anzi è già lì, anche Antonella Cecilia, 49 anni ed una storia di super campionessa di equitazione alle spalle. Affetta da una sclerosi multipla Antonella ha affidato allo sport la sua voglia di farcela e di affermarsi nella vita. E’ stata una delle prime atlete a trovare lavoro grazie al programma organizzato dal Cio in collaborazione con i vari comitati olimpici e le federazioni.

 

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